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Zanchetta addio, la Juve tenta il colpo Grosso

Mercoledì, 12 Marzo 2014 14:34 Scritto da  Emanuele Olivetti - Federico Spanu
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Stefano Braghin Stefano Braghin ilCorriereSportivo

DENTRO LA NOTIZIA - Tutti i retroscena sull'esonero del tecnico della Primavera bianconera

Si sentiva ormai da tempo la necessità di cambiare aria, di portare in casa bianconera una ventata di aria fresca che smuovesse un po’ un ambiente depresso che rischiava di stagnare in zone non appropriate alle ambizioni juventine. Una classifica scivolosa e oltremodo pericolosa, che ha visto assottigliarsi il margine di sicurezza per la zona playoff ad appena 2 punti, ha portato la dirigenza a prendere in mano le redini della situazione nella Primavera, esonerando Zanchetta, considerato evidentemente il primo responsabile di questo fallimento. Dentro al suo posto, come traghettatore fino a fine stagione (dopodiché solo in estate si sapranno le mosse future), Fabio Grosso, che di Zanchetta è stato il vice. L’ex campione del mondo ha convinto per determinazione e carattere la società, che spera di poter smuovere le acque di un’assopita Juventus.

Questa la scelta di Stefano Braghin e Gianluca Pessotto, direttore e direttore sportivo del settore giovanile Juventus, ma anche se non soprattutto di Marotta, Paratici e Conte, perché si sa che Primavera e Prima squadra sono due realtà ben collegate. E sembra che sia stato proprio Fabio Paratici a parlare a lungo con i giovani talenti, molti dei quali scelti proprio da lui, cercando di risollevare il morale di giocatori non particolarmente brillanti o che non hanno migliorato il loro rendimento in questa stagione. Forse è proprio questa la colpa più grande di Zanchetta. Appellarsi ai risultati sarebbe scontato. Al di là del debutto (con la vittoria della Supercoppa italiana contro la Lazio), Zanchetta ha steccato tutto: oblio in campionato con la sconfitta col Parma che compromette seriamente la qualificazione alle fasi finali (nemmeno considerato come obiettivo ma come dovere categorico per la Juve), eliminazione alla prima fase nella Uefa Youth League, in un girone dove di insormontabile c’erano solo le merengues, eliminazione in semifinale in Coppa Italia in un doppio confronto catastrofico contro la Fiorentina e, ancora, un’altra eliminazione al Torneo di Viareggio alla prima partita contro l’Hellas Verona, persa ai rigori dopo un intero tempo in superiorità numerica.

Con questo ruolino di marcia l’esonero risultava imminente e scontato. Tanto più che, a livello di organico, i bianconeri possono vantare una delle compagini tecnicamente più forti. Dopo le partenze di mister Baroni e dei suoi giocatori più promettenti, Braghin aveva allestito una Juve fondata sui veterani di categoria come Pol Garcia, Gerbaudo, Mattiello e Ceria, affiancati da nuovi talenti di assoluta qualità tecnica come Donis, Marzouk, Sakor e Romagna. Ma i piani sono saltati praticamente fin da subito. Zanchetta non è riuscito a dare anima ed idee di gioco a questa Juve, apparsa troppe volte come un guazzabuglio di talento spolpata dall’essenza di squadra, ma è anche vero che forse anche qualche idea di base andrebbe rivista. Questo continuo andare a cercare in giro per il mondo talenti o aspiranti tali, alla lunga può anche produrre annate come questa. Se, come spesso si è sentito dire in ambiente Juve nel tentativo di proteggere questa Primavera, i ragazzi devono essere trattati come non come i grandi, allora sarebbe meglio gestire anche tutto il settore giovanile come tale. Cioè un bacino di giovani il più possibile del territorio, almeno di quello nazionale, che nasce o anche solo cresce tra le mura di Vinovo.

Ed ecco che infatti il campo è stato in questa stagione lo specchio di questo modo di gestire l'intero settore. Spesso i bianconeri sono rimasti a galla grazie alle giocate dei singoli e, una volta affondati, le motivazioni di Zanchetta sono parse sempre troppo approssimative. Quasi come a dire che senza bacchetta magica o sei Re Mida o in oro non si tramuta ogni cosa che passa sotto le tue mani. Eppure con una bacchetta, se sei un buon direttore, escono pregevoli sinfonie d’orchestra. Spiegazioni sempre campate un po’ per aria, con una strenua difesa anche di condizioni indifendibili e un senso di impotenza tramutato nei vari tentativi di cambiare pelle ad una Juve mai realmente convincente. Il 3-5-2 è forse risultato più efficace dell’ultimo disperato tentativo di 4-3-3, ma la musica non è mai cambiata più di tanto o, per meglio dire, non ha mai cominciato a deliziare le orecchie del popolo juventino.

Zanchetta ha semplicemente pagato un certo senso di inadeguatezza per un incarico mai banale. La poca esperienza nelle giovanili della Cremonese è forse stato uno dei principali motivi di questa, in fondo, inadeguatezza. Per la Juve ci vuole una certa esperienza e un certo polso. Certezze e non passività di fronte a uno dei periodi più bui che questa società ha passato nel settore giovanile negli ultimi anni. Ora si fa dietrofront. Lo fa Zanchetta e lo fa la dirigenza bianconera che tenta il colpo Grosso, nella speranza che un finale di stagione all'altezza faccia almeno in parte dimenticare questa prima parte abbondante di stagione.

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Marzo 2014 18:06

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