Sabato, Febbraio 24, 2018
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Martedì, 18 Febbraio 2014 09:59

L'opinione - Impianti sportivi, problema vero

Un buon padre di famiglia si preoccupa di due cose, prima di tutto: riempire la pancia dei suoi figli e mettergli un tetto sopra la testa

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Lunedì, 30 Dicembre 2013 13:24

Etica sportiva

Mentre nei nostri stadi viene garantita da decenni un’impunità pressoché totale per qualsiasi imbecille, all’estero accade l’esatto opposto. A novembre un tifoso del Borussia Dortmund ha esultato per un gol dei gialloneri con il saluto nazista. Risultato? Quell’uomo non avrà più la possibilità di entrare in uno stadio tedesco per tutta la sua esistenza. In Inghilterra si inalberano per molto meno, perché i diritti di chi paga il biglietto sono sacri. Il Sunderland ha espulso 38 tifosi perché contro il City continuavano a stare in piedi ostacolando la visuale degli altri spettatori. Altro che forconi, per una cosa del genere in Italia si rischierebbe la guerra civile.

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Martedì, 19 Novembre 2013 16:28

A Sochi con Capitan Ciaz

Quante volte vi è capitato di guardare disperatamente la rubrica telefonica in cerca del “decimo” per la partita di calcetto? All’alba delle Paralimpiadi di Torino 2006, per formare la Nazionale Italiana di Ice Sledge Hockey ne mancava ben più di uno: in pratica tutti. Sono trascorsi quasi otto anni dai Giochi torinesi e nel tempo la Nazionale azzurra è passata da fanalino di coda a squadra di vertice, in grado di vincere l’oro agli Europei 2011 e di qualificarsi sul campo per Vancouver 2010 e Sochi 2014. L’icona di un gruppo fantastico è il capitano: Andrea Chiarotti, cresciuto a disco e bastone, e con una voglia di vincere che ha presto contagiato ogni elemento della Nazionale e dei Tori Seduti, la squadra con cui Ciaz ha già vinto quattro scudetti. Giovedì scorso Luca Pancalli gli ha comunicato il suo ingresso ufficiale nella storia dello sport olimpico: sarai tu il portabandiera alle Paralimpiadi di Sochi. “E' stata una grandissima sorpresa. Non me l’aspettavo assolutamente - confida il campione piemontese - è un riconoscimento per il percorso fatto da tutta la squadra”.
Ripensando alla costruzione del gruppo per Torino 2006, cosa ricordi? “E' una storia che ha dell’incredibile. Penso alla costanza che abbiamo avuto, al fatto di credere che sarebbe stato possibile proseguire anche dopo i Giochi. Mi ricordo che nelle sfide sul ghiaccio vedevo sfrecciare gli avversari e mi sembravano veloci come il disco. E quindi irraggiungibili. Invece siamo arrivati a vincere un Europeo e a stare stabilmente nel primo gruppo mondiale”.
Ma la vostra medaglia più importante è aver contribuito alla crescita dell’intero movimento... “è vero. Ora possiamo giocare il campionato con i playoff e abbiamo le prime due squadre giovanili”.
Quale sarà il vostro obiettivo in Russia? “Siamo ‘obbligati’ a giocare per una medaglia. Abbiamo dimostrato anche all’ultimo Mondiale di sfidare tutti alla pari. Forse Canada e Usa sono più avanti, ma in una gara secca può succedere di tutto”.
Dediche? “Alla squadra e a mio figlio Lorenzo di 4 anni”. Il cui futuro sarà, c’è da scommeterci, a stretto contatto con il disco...

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Lunedì, 21 Ottobre 2013 00:00

Il giornale degli sportivi

Il “dieci” è da sempre un numero speciale. Quando ti capita di vederlo sui banchi di scuola significa aver raggiunto il massimo, mentre sulle tribune di un qualsiasi campo di calcio è sovente sulle spalle di chi ha, prima nella testa e poi nei piedi, qualcosa di speciale. Ora anche il nostro settimanale si è guadagnato il suo “dieci”. Il 20 ottobre 2003 usciva infatti per la prima volta in edicola il Corriere Sportivo che state sfogliando oggi. Un giornale nato da un gruppo di amici e di sognatori, tutti  contagiati dalla ‘passionaccia’ per un mestiere che ti spreme come pochi, ma regala soddisfazioni difficilmente comparabili con altri ambiti lavorativi. Dopo la chiusura di quel primo numero partimmo tutti in direzione di Cuneo, dove si trovava la tipografia che ci stampava all’epoca, per toccare subito con mano la nuova creatura.  La tentazione di pubblicare quelle foto scattate al fianco della rotativa ancora in movimento è stata forte, ma si veniva da un week end interminabile e con pochissime ore di sonno alle spalle: la nostra dignità ha optato per la censura.

In queste due pagine abbiamo provato a raccontarvi un po’ della nostra storia attraverso alcune delle 430 copertine uscite in edicola. Esercizio impossibile è invece quello di descrivervi le oltre 700 persone che hanno scritto anche solo un articolo sul Corriere. La dedizione e la qualità del lavoro è stata altissima, e le pochissime mele marce non hanno mai intaccato lo spirito con cui è nato questo giornale. “Cercheremo di essere il giornale che gli sportivi vorrebbero fare se fossero al nostro posto” scriveva dieci anni fa nell’editoriale in prima pagina Alberto Manzo, il primo direttore. Pur con tutti i limiti di un essere umano, non abbiamo mai sconfessato quell’obiettivo, anche grazie ad una proprietà che non ci ha mai fatto mancare il suo sostegno.

Senza voler fare torto a nessuno, in ordine sparso citiamo (e chissà quanti ne dimentichiamo): Andrea Maffei, Fabrizio Mastroleo (direttore nella seconda annata), Giuseppe Passafaro, Silvio Buccarello, Alberto Massaglia, Marco Bobbio, Marco Ferraris, Marco Vozza, Angelo Zullo, Andrea Barbero, Mario Lange, Andrea Donna, Stefano Tamagnone, Stefano Tubia, Claudio Pizzigallo, Paolo Coccorese, Nicola Fontana, Alessandro Salvatore, Stefano Girolami, Andrea Gatta, Nadia Afragola, Enrico Romanetto, Roberto Petrini, Emanuele Torrero, Ivana Crocifisso, Paolo Ponti, Francesca Sferrazza Papa, Alessandro Brunetti, Andrea Ragusa, Giorgio Bosio. Una standing ovation infine per Mario Raimondi, Luca Graziano e Mariangela Ciceri: loro, assieme al sottoscritto, a Daniele Pallante ed Emanuele Olivetti, c’erano quel 20 ottobre 2003 e ci sono oggi.b

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Lunedì, 14 Ottobre 2013 00:00

La sfida a 15mila società

Tra l’Assocalciatori e la Lega Nazionale Dilettanti l’amore non è mai scoccato. In questo momento però il rapporto è ai minimi storici. Complice l’ennesima presa di posizione di Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, che in settimana ha lanciato su alcuni quotidiani nazionali una campagna per abolire il vincolo dei calciatori dilettanti. Il messaggio pubblicitario usa toni forti: “liberi di giocare” a caratteri cubitali. e più in basso l’invito ai diretti interessati: “anche tu schiavo del vincolo?”. Un’uscita non tempestiva, quella dell’ex centrocampista di Roma e Nazionale. La politica sportiva è materia complicata: manovre e appoggi non si ottengono certo mettendosi contro un mondo che conta 70mila squadre e 15mila società. Tommasi però è determinato: ”È assurdo che un dilettante sia vincolato alla società di appartenenza più di un giovane professionista. Vogliamo cambiare questo sistema. Undici anni di vincolo sportivo non sono una congrua durata. Alla maggiore età un giovane deve poter decidere dove giocare stagione per stagione”.
La Lnd è pronta a dare battaglia al prossimo Consiglio Federale, ma il suo presidente Carlo Tavecchio, raggiunto al telefono, ha anticipato al nostro settimanale la linea del calcio dilettantistico: “Con questa manovra Tommasi ha creato attriti di notevole portata. Noi non condividiamo questo atteggiamento. Abolire il vincolo? Noi ci opponiamo. La loro campagna mediatica? Contano i fatti. Sono le società della Lnd a pagare l’attività. Quando i calciatori sosterranno gli oneri come avviene in Francia, vedremo di lasciargli il cartellino. Fin tanto che saremo noi a mantenere il sistema calcio, il vincolo resta”. Più chiaro di così?

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Martedì, 01 Ottobre 2013 00:00

Questione di rossi

Sbraitano, imprecano, spesso assistono  inermi a movimenti provati e riprovati in allenamento centinaia di volte, eppure ancora una volta profondamente sbagliati. Giocano a scacchi con l’altro uomo seduto sulla panchina opposta, pensando ogni istante alla prossima mossa da compiere. Vita dura per gli allenatori durante i 90’, specie se hanno un passato da calciatori. Cosa dirà Zizou Zidane, ora che è il vice di Ancelotti al Real Madrid, al primo stop sbagliato dei suoi? Gli pruderà il piede? E poi bisogna fare attenzione alla giacchetta nera di turno, che corre di quà e di là, ma un orecchio lo riserva sempre per le panchine. Ci sono diversi modi però di lasciare il campo. Vincenzo Piazzoli, tecnico dell’Atletico Torino, è stato riconosciuto in tribuna e squalificato, con tanto di beffa. Meglio però ha fatto Paolo Di Canio nella Premier inglese: “Atkinson (arbitro di Sunderland-Arsenal, ndr) è venuto da me e mi ha detto che se continuavo così mi avrebbe espulso. Io gli ho risposto che doveva farlo se voleva fare per bene il suo lavoro. A quel punto lui mi ha preso sul serio e mi ha cacciato”. Il solito, inimitabile, Di Canio.

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Mercoledì, 04 Settembre 2013 16:38

Fenomeni (da baraccone)

Procuratori bizzarri, sponsor che promettono soldi veri e poi si dileguano, professionisti o presunti tali con l’aspirazione di diventare imprenditori. Si possono chiamare in molti modi, ma sono ovunque, in mezzo a noi. Si mescolano, danno una pacca sulla spalla lì e mandano un messaggio di là. Sono facilmente individuabili perché hanno un segno distintivo: sanno sempre tutto. Non c’è argomento che li colga impreparati, perché loro sono dei veri numeri uno. Impossibile avere dei dubbi sull’argomento. E qualora ce ne fossero, sono pronti a scacciarli all’istante. “Come me in giro non c’è nessuno”, è la prima frase che insegnano all’Università dei fenomeni da baraccone. Insomma, se la cantano e se la suonano. L’altro indizio è la corte che si portano appresso. Tutti in linea con il grande capo, schierati oltre ogni ragionevole dubbio. Pensieri propri? Nemmeno l’ombra.
Nel calcio, come in altre attività, lasciano voragini al loro passaggio. Eppure c’è sempre qualcuno pronto ad accoglierli. Questo forse è il loro trucco più riuscito. Quel coniglio che balza a sorpresa fuori dal cilindro lascia tutti a bocca aperta e crea consensi. Ma dopo gli applausi e lo spettacolo, torni a guardare il palco e non li vedi più. Il circo non conosce pause, c’è un altro tendone che li aspetta. Altro giro, altre promesse e altri trucchi. Ma la sostanza resta la stessa: fenomeni da baraccone e nulla più.

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Venerdì, 05 Luglio 2013 19:37

La carica dei 900

 

 

 

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Lunedì, 20 Maggio 2013 18:20

Il futuro è a Centrocampo

Ci sono società nel panorama dilettantistico piemontese che non passeranno certo alla storia per i trofei vinti e che dormono sonni tranquillissimi anche se non compaiono tra le prime sedici formazioni del Superoscar. Spesso si dà risalto solo ad un tipo di eccellenza, quella del campo e dei risultati, dimenticando ciò che avviene subito fuori. Il Centrocampo è stata la prima società a dotarsi di un campo senza barriere: in un week end dove nella fasi finali giovanili si sono visti più pugni che in uno qualsiasi dei sei film di Rocky Balboa, vale la pena sottolinearlo. Ma Roberto Petito questa settimana ha lanciato un messaggio ancora più forte. I bambini nati in Italia ma da genitori extracomunitari per essere tesserati devono produrre quantità di documenti inimmaginabili e sovente restano ai margini delle attività ufficiali. Il problema è conosciuto da tutti, vertici federali compresi, ma oltre a tante parole non c’è mai stata nessuna proposta concreta. Ecco la presa di posizione di Petito: “Dal prossimo anno tessereremo tutti i bambini allo stesso modo. Vorrà dire che perderemo tutte le partite a tavolino”. Bravo Petito perché, come dice Thuram, non sempre bisogna aspettare che le decisioni vengano prese dall’alto.

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Lunedì, 13 Maggio 2013 18:18

Insulti razzisti: era tutto vero

A gennaio il Casale Berretti abbandonò il campo per solidarietà nei confronti di Ribeiro e Padovan, insultati da un paio di giocatori della Pro Patria per il colore della loro pelle. Il Giudice Sportivo diede il 3-0 a tavolino a favore dei lombardi, mentre il Casale chiese addirittura scusa alla stessa società di Busto e sette giorni dopo esonerò il tecnico nerostellato Latartara, reo di aver acconsentito al rientro anticipato negli spogliatoi. Quasi cinque mesi dopo, ovvero lo scorso venerdì 10 maggio, si è pronunciata la Procura Federale, che ha deferito un giocatore della Pro Patria, Luca Paganini, e la società per responsabilità concorrente e oggettiva. Le motivazioni non lasciano spazio a dubbi, sebbene in quei giorni ben pochi avevano creduto alla versione dei ragazzi del Casale. Il Procuratore Federale ha deferito il calciatore della Pro Patria Luca Paganini “per aver posto in essere, in occasione dell’incontro Casale-Pro Patria del 19 gennaio 2013 (...) una condotta discriminatoria recante offesa, denigrazione ed insulto per origine etnica ai danni del calciatore Fabiano Ribeiro”. “È un segnale molto positivo quello che ha dato con questo deferimento la Giustizia Sportiva - ci confida Fabiano Ribeiro dopo aver letto su facebook la notizia - Sono contento che la verità sia venuta a galla. Il Casale? Preferisco non parlare di questa società, ho finito gli aggettivi. In questa stagione ho visto proprio di tutto. Diciamo che tutto quanto è successo in questa stagione, episodio della Pro Patria incluso, ha cementato il nostro gruppo e ci ha uniti ancora di più”. Deferito Paganini, deferita la Pro Patria, ma nulla al Casale che ha voltato le spalle ai suoi ragazzi. Giustizia (non) è fatta.

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