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A Sochi con Capitan Ciaz

Martedì, 19 Novembre 2013 16:28 Scritto da 
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Quante volte vi è capitato di guardare disperatamente la rubrica telefonica in cerca del “decimo” per la partita di calcetto? All’alba delle Paralimpiadi di Torino 2006, per formare la Nazionale Italiana di Ice Sledge Hockey ne mancava ben più di uno: in pratica tutti. Sono trascorsi quasi otto anni dai Giochi torinesi e nel tempo la Nazionale azzurra è passata da fanalino di coda a squadra di vertice, in grado di vincere l’oro agli Europei 2011 e di qualificarsi sul campo per Vancouver 2010 e Sochi 2014. L’icona di un gruppo fantastico è il capitano: Andrea Chiarotti, cresciuto a disco e bastone, e con una voglia di vincere che ha presto contagiato ogni elemento della Nazionale e dei Tori Seduti, la squadra con cui Ciaz ha già vinto quattro scudetti. Giovedì scorso Luca Pancalli gli ha comunicato il suo ingresso ufficiale nella storia dello sport olimpico: sarai tu il portabandiera alle Paralimpiadi di Sochi. “E' stata una grandissima sorpresa. Non me l’aspettavo assolutamente - confida il campione piemontese - è un riconoscimento per il percorso fatto da tutta la squadra”.
Ripensando alla costruzione del gruppo per Torino 2006, cosa ricordi? “E' una storia che ha dell’incredibile. Penso alla costanza che abbiamo avuto, al fatto di credere che sarebbe stato possibile proseguire anche dopo i Giochi. Mi ricordo che nelle sfide sul ghiaccio vedevo sfrecciare gli avversari e mi sembravano veloci come il disco. E quindi irraggiungibili. Invece siamo arrivati a vincere un Europeo e a stare stabilmente nel primo gruppo mondiale”.
Ma la vostra medaglia più importante è aver contribuito alla crescita dell’intero movimento... “è vero. Ora possiamo giocare il campionato con i playoff e abbiamo le prime due squadre giovanili”.
Quale sarà il vostro obiettivo in Russia? “Siamo ‘obbligati’ a giocare per una medaglia. Abbiamo dimostrato anche all’ultimo Mondiale di sfidare tutti alla pari. Forse Canada e Usa sono più avanti, ma in una gara secca può succedere di tutto”.
Dediche? “Alla squadra e a mio figlio Lorenzo di 4 anni”. Il cui futuro sarà, c’è da scommeterci, a stretto contatto con il disco...

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